DAGON di HOWARD PHILLIPS LOVECRAFT

Dagon”, il racconto di cui parlo oggi, scritto nel luglio del 1917 da Howard Phillips Lovecraft è una provocazione. Dico questo perché è un racconto di pochissime pagine (nell’edizione in mio possesso ne conta appena cinque), e dedicargli un intero articolo sembrerebbe esagerato. Ma provvedo subito a spiegarmi. “Dagon” è il primo afflato dell’orribile e folle mondo di Lovecraft. In questo breve racconto e in poche e semplici righe, egli descrive l’incontro col terribile dio-pesce Dagon.

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LE FARFALLE: EPISTOLE ENTOMOLOGICHE di GUIDO GOZZANO

L’articolo di oggi rappresenta per me una sorta di missione evangelica: quella di non far morire la poesia. E soprattutto la poesia italiana. Parafrasando il poeta Valerio Magrelli, la poesia è una minoranza rispetto alla musica, al pari degli indiani Cherokee nelle riserve, e allo stesso tempo viene sempre più estromessa dagli scaffali delle librerie di tutta Italia a discapito della narrativa o della saggistica. I recinti in cui è rinchiusa, invece di proteggerla e preservala, stanno facendo sì che ci si dimentichi di cosa sia il verso. Seppur il movimento poetico non sia morto, non gode oggi di troppa visibilità. Per questo motivo oggi mi occuperò di un’opera poetica di uno dei poeti italiani più scostanti, Guido Gozzano.

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RANOCCHIO SALVA TOKYO di HARUKI MURAKAMI

Oggi parlo di un racconto tratto da una raccolta, intitolata “Tutti i figli di Dio danzano”, del celeberrimo scrittore giapponese Haruki Murakami. Una doverosa premessa: la scelta di scrivere del solo racconto in questione, “Ranocchio salva Tokyo”, e non dell’intera serie di racconti, è dettata da una precisa scelta: mi sono imbattuto prima nel racconto del Ranocchio e solo successivamente nella raccolta di cui fa parte.

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L’ARTE DI COLLEZIONARE MOSCHE di FREDRIK SJÖBERG

Ascrivere il libro “L’arte di collezionare mosche” di Fredrik Sjöberg ad un genere letterario ben preciso sarebbe del tutto riduttivo nonché inutile. L’autore, va detto, si trova all’interno di quella vetrina poco illuminata di autori scandinavi capaci di esercitare su di me un’attrattiva irresistibile, forti del fascino esotico dei loro nomi vichinghi e del mistero di personalità poco note al pubblico italiano.

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