L’UOMO SENZA TALENTO di YOSHIHARU TSUGE

Chi di voi tra i più sensibili ed introspettivi non si è mai chiesto se effettivamente fosse dotato di talento, uno qualsiasi, oppure no? Nell’era in cui a farla da padrona sono i talent scout, gli show televisivi tipo *Inserirenazioneacaso*’s got talent e un’esasperazione dell’esibizionismo in generale, “L’uomo senza talento” di Yoshiharu Tsuge è una perla rara.

Parliamoci chiaramente, è un’opera non proprio giovanissima (1985) e quindi potrebbe essere anche anacronistica, ma, nonostante ciò, allo stesso tempo estemporanea. Tento di spiegarmi meglio. Prendiamo i disegni di Tsuge, con il suo protagonista e la sua poverissima famiglia, con i suoi monologhi e le sue riflessioni, e adattiamoli al contesto odierno: passiamo dunque da un’ambientazione stile povertà post-bellica ad una attuale; vada bene inserire la nostra tecnologia e sostituire le pietre di Sukegawa (questo il nome del protagonista) con un qualsiasi ninnolo luccicante che si vede vendere nelle bancarelle per strada; ebbene non avremmo alcun tipo di cambiamento dal punto di vista emozionale ed espressivo. È questo quello che intendiamo dire quando un’opera è un classico senza tempo.

Tsuge mi ha devastato. Ignoravo completamente la sua esistenza fino a qualche tempo fa, quando mio fratello è venuto a farmi visita con in mano questo volume. Ho iniziato a leggerlo una mattina a colazione e il giorno dopo lo avevo già terminato, riconsegnandolo a mio fratello e ringraziandolo per avermi fatto scoprire il mio nuovo manga preferito. Quello che “L’uomo senza talento” mi ha lasciato è stato il senso di inadeguatezza che il mondo è in grado di far provare a chi non è in grado di adattarsi ai cambiamenti con rapidità. Sullo sfondo di quest’opera c’è la guerra appena finita, ma nulla mi impedisce di farmi volare con la memoria e pensare alla miriade di cambiamenti cui ho assistito, ignaro o meno, da quando sono al mondo. Sukegawa si trova esattamente in questo stato: prova ad adattarsi, ma non è in grado (non ha il talento?) di farlo. Per questo motivo rincorre il commercio delle pietre e altri sotterfugi per tentare di sfamare senza successo la sua famiglia. Letto da un punto di vista scientifico, si potrebbe affermare che questo sia un manga darwiniano e che Sukegawa rappresenti tutte quelle specie che stravolgimenti più o meno lenti hanno portato all’estinzione.

Al di là di questa desolante verità, il manga lascia una speranza, fornisce le istruzioni per il successo, ci fa scoprire un talento nascosto? Non lo so. Se qualcuno di voi lo ha trovato tra le pagine di questa stupenda opera, lo scriva nei commenti all’articolo. Per quanto mi riguarda, Tsuge è un pittore: ci regala solo una forte e personale pennellata sull’estinzione di un uomo.

Concludo il mio articolo facendo un enorme plauso alla casa editrice “canicola”, che ha provveduto a stampare il volume che ho letto. Era da tempo che non mi imbattevo in un libro così bello e così ben curato. Si percepisce dalle pagine l’amore e la cura per l’oggetto libro, che con loro condivido. Inoltre, corredare il volume con segnalibro e cartoline di altre opere della collana, mi ha fatto fare un tuffo nel passato, ma con la qualità del presente. Spero che possiate andare avanti ancora per tanti anni, controcorrente ad un mondo usa e getta.

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