L’ANITRA SELVATICA di HENRIK IBSEN

Bentornati miei cari lettori. Come vi avevo forse accennato in un altro articolo, da qualche tempo mi sono lanciato nella lettura di generi diversi. Ho ampiamente affrontato il mondo fumetti (fumetto seriale italiano, graphic novel, fumetto europeo, manga e comics americani) e, insieme a questo, da pochissimo mi sono accostato al mondo delle opere teatrali. Ho sempre adorato il teatro come forma espressiva e quando posso lo frequento, ma mai avevo provato a leggere i testi delle opere teatrali come se fossero dei romanzi.

Oggi, dunque, proverò a raccontarvi le mie impressioni e idee riguardo “L’anitra selvatica”, opera teatrale in cinque atti di Henrik Ibsen. Ho sempre un po’ di timore reverenziale quando si tratta di scrivere di autori dell’importanza e rilievo di Ibsen, questo perché vorrei evitare di dire cose insensate o contrarie alla critica e agli studiosi di questi mostri sacri. Poi però penso che questo blog ha nome “Il capriccio letterario” e allora faccio spallucce e me ne frego.

Quello che mi ha lasciato quest’opera è una sensazione di disperazione e rassegnazione totale. Hjalmar Ekdal è il protagonista principale e porta con sé molte caratteristiche di un eroe da romanzo ottocentesco russo: nutre delle ambizioni inarrivabili e ha una fragilità intrinseca che lo porterà inevitabilmente verso la disperazione. Ho apprezzato molto il personaggio di Hjalmar perché molto umano e fluttuante (l’evoluzione della personalità e il climax emotivo sono una cosa davvero emozionalmente forte). In molti potrebbero pensare alla difficoltà di trasporre la personalità e di farlo così bene solo utilizzando il dialogo e senza descrivere il personaggio nelle sue fattezze o nei suoi gesti; eppure (forse per questo parliamo di Ibsen come di un grande) scambi, battute, impressioni e parole sono in grado di farci conoscere ed immedesimare in Hjalmar. Degli altri personaggi vorrei lasciarvi, invece, il piacere della scoperta. Non sono tanti, è vero, ma sono tutti particolarissimi.

Di un’altra protagonista però devo parlarvi. Ibsen inserendo nel titolo dell’opera quest’anitra selvatica, le conferisce un manto di mistero e un simbolismo carico di tensione e suspence. Lungo tutta l’opera, l’anitra selvatica sembra essere il fulcro e il motivo dell’agire di Hjalmar e dei suoi famigliari. L’anitra è sacra per loro, intoccabile, così importante da meritare un posto d’onore nella casa in cui vivono. Ma perché? Cos’ha di speciale questo animale? Come è giunto in quella casa? A tutte queste domande e ad altre potrete, forse, trovare risposta solo leggendo questo libriccino oppure andando a teatro, semmai dalle vostre parti mettessero in scena la versione teatrale.

Che dire d’altro. Non sono un esperto di teatro e potrei aver perso dettagli meritevoli di menzione, ma d’altro canto questa non è la sede per parlare di tecnicismi e teoria. Ho particolarmente apprezzato Ibsen come profondità di pensiero e come capacità nel rendere vivi i suoi personaggi. Un autore da leggere ancora.

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