INCUBI di MICHELE PENCO

Bentornati su Il capriccio letterario! Mi scuso per la bimestrale assenza, dovuta a impegni lavorativi e personali. In questo periodo di silenzio ho letto molto e molto sto leggendo, ma delle letture affrontate non ritengo di parlarne sul blog (soprattutto se i libri non mi piacciono, non voglio perdere tempo a esprimere giudizi sui libri brutti) oppure sono ancora in corso e quindi avrò bisogno di più tempo. Ho dedicato moltissima attenzione ai fumetti e a un librone di oltre mille pagine. Detto questo, torniamo a parlare di libri e torniamo a parlare di un autore che amo tantissimo, Lovecraft. Tuttavia, non sarà di lui che tesseremo le lodi (anche se merita gloria eterna), ma di un fumettista di cui ignoravo l’esistenza e in cui mi sono imbattuto per puro caso. Stiamo parlando di Michele Penco e del suo libro “Incubi”.

Il libro tratta di una raccolta di quattro brevi storie illustrate, in cui a farla da padrona non sono le parole (o i balloon), bensì, le immagini. Queste sono, in linea generale, evocative di inquietudine, ansie, paure, incubi. Il tratto si caratterizza per un bianco e nero molto sfumato, impreziosito da forti chiaroscuri, alternato a contorni vividi. I volti dei personaggi sono truci, contriti, a volte aspri, a volte atterriti. Ecco, non sono un esperto di disegno, ma per definire empiricamente il tratto di un artista non c’è bisogno di essere navigati fumettisti. Tanto più se l’autore è in grado di restituirti la sensazione del titolo tramite il suo tocco. Quello su cui vorrei focalizzare l’attenzione, infatti, è proprio la mancanza di personaggi protagonisti (non fraintendetemi, le persone ci sono e sono in effetti protagonisti), che cedono il palcoscenico alle atmosfere, che creano, sì i topoi, ma che sono l’oggetto e il soggetto principale dell’opera.

Poco importerebbe, dunque, di andare a scovare con meticolosa attenzione i riferimenti e le ispirazioni esplicite ai racconti di Lovecraft, ma, siccome siamo un blog di letteratura e siccome la curiosità è tanta, ho provato a fare questo esercizio in stile memory, andando a ricercare nella mia bibbia dei racconti di Lovecraft, le storie che credo abbiano ispirato il bravissimo Michele Penco.

Parto subito ammettendo la mia ignoranza: “L’autoritratto”, il primo dei quattro racconti, secondo me, seppur molto lovecraftiano, non ha un vero e proprio corrispettivo racconto dell’autore di Providence. Qui invito caldamente i miei lettori a contraddirmi. Il racconto è praticamente muto e proprio dal suo silenzio emerge tutta la potenza dell’orrore finale. Dopotutto, a cosa servono le parole quando tramite l’arte del fumetto racconti della pittura?

Il secondo racconto, “La città sull’oceano” è praticamente la trasposizione de “La maschera di Innsmouth” del 1931. Racconto famosissimo di Lovecraft, qui Penco rende giustizia a uno dei racconti più caratterizzanti della poetica di H.P.L. Nelle pagine illustrate, la concitazione e la crescente ansia che provai durante la prima lettura del racconto stampato sono perfettamente restituite.

Il terzo racconto ha come titolo “Il modello” e altro non è che la versione short-story de “Il modello di Pickman” del 1926. Ai più forse questo titolo non dirà niente, ma ho apprezzato tantissimo la decisione da parte di Penco di includere nel suo quartetto un racconto che trascende un po’ la più famosa parte onirica ed ancestrale di Lovecraft, a favore di un racconto più presente, puntuale e convenzionalmente horror. Non vi anticipo altro, ma il finale della storia, simile a quello originale, ha del thriller.

Infine, “L’essere del sogno”, a mio avviso, è una rielaborazione di “Oltre il muro del sonno”, racconto del 1919. Qui l’ambientazione ha molti richiami alla saga di Randolph Carter, ma allo stesso tempo anche alle descrizioni paesaggistiche americane cui ci ha abituati Lovecraft. Detto questo, la narrazione strizza l’occhio (è proprio il caso di dirlo) al racconto sopracitato, anche se alla fine se ne discosta tanto. Anche qui, faccio appello alla benevolenza e alle capacità dei lettori, affinché mi aiutino a collocarlo meglio.

Concludo, affermando che Michele Penco ha senza dubbio un tratto caratteristico e di spessore. I suoi racconti mi sono piaciuti molto e, oltre a consigliarvi di leggere e sfogliare queste pagine, non posso che fare un plauso all’aver reso onore a Lovecraft, uno dei miei autori preferiti.

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