IMPRESSIONI SUI PRIMI DYLAN DOG

Da qualche tempo mi sono dedicato con intensità alla lettura dei fumetti. Tra i vari eroi, supereroi e altri personaggi, il mio preferito è sicuramente Dylan Dog. Nato dalla mente ispiratissima di Tiziano Sclavi, Dylan Dog fa di mestiere l’indagatore dell’incubo. Le sue avventure, infatti, hanno come oggetto l’incubo, il terrore e la paura. Prendendo a piene mani da tutta la mitologia dell’orrore che possiamo immaginare, Dylan Dog è in grado di aggiungere qualcosa di più a una narrazione certo non nuova. Egli, accettando incondizionatamente l’ignoto e il mistero, si immerge a capo fitto nelle situazioni.

Il suo punto forte resta, però, il tratto di umanità davvero marcato: dimostra di avere timore in alcuni frangenti, in altri è coraggioso ai limiti dell’incoscienza, non sembra mai avere la verità in tasca e anzi, il dubbio permane e aleggia sulla narrazione dall’inizio alla fine. Proprio l’umanità, in un contesto così fuori dall’ordinario, fa del personaggio un eroe così coinvolgente. Nonostante i modi a volte bruschi, specialmente con il suo assistente e spalla comica Groucho, Dylan Dog non muove mai un sentimento di antipatia nei propri confronti; questo perché, sin dalla sua prima apparizione, l’investigatore ci affascina, ci cattura e ci irretisce, quasi come le donne che si innamorano di lui. In una sola parola, Dylan Dog è vero.

Un’altra caratteristica che mi ha fatto amare questo fumetto è quella che definirei una sorta di impegno sociale disinteressato. Leggendo i primi albi, e spero che questa componente non si perda proseguendo nella lettura, ci si imbatte spesso in tematiche difficili e che, fuori dal contesto fumettistico e letterario in genere, movimentano l’opinione pubblica e la divide. Questi temi caldi in Dylan Dog vengono affrontati dal punto di vista del protagonista e questo può essere un bene come un male. Mi spiego meglio. Dylan Dog ci fa riflettere. Punto. Non tenta di convincerti, non ti propone soluzioni pronte né ti indica una direzione. Bensì ti presenta tout court il dilemma etico e, dopo avertelo immerso nelle sue atmosfere dell’incubo e dell’ignoto, ti lascia da solo con te stesso a rifletterci su, a spogliarlo del vestito fantastico con il quale te lo ha presentato per calarlo in un contesto reale: il tuo.

Credo questa sia la grande forza di Dylan Dog. Vanno certamente bene quelle atmosfere e quei contesti horror che a me tanto piacciono (non tutto tutto per la verità, chi mi legge sa che preferisco un’ambientazione più sulla scia lovecraftiana e a volte Dylan Dog sa essere molto thriller), vanno benissimo le caratterizzazioni dei personaggi, profonde e significative, ma per essere una grande opera letteraria, bisogna saper lasciare un messaggio. Dylan Dog fa molto di più: lascia un meta-messaggio, un invito alla riflessione, alla scoperta dei mostri che popolano le nostre fantasie e ancor più a quelli che popolano il nostro mondo. Insomma, per concludere, Dylan Dog è senz’altro un’opera d’arte.

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