LA NOIA di ALBERTO MORAVIA

“La noia” di Alberto Moravia è un romanzo insospettabile. Per lunghissimo tempo della mia vita ho bollato Moravia, al secolo Alberto Pincherle, come autore pesante e difficile da digerire. Mai giudizio fu più affrettato; mai scoperta più inaspettata! Oltre ad una fluidità narrativa stupefacente che credo (e spero) si possa ritrovare in ogni opera dell’autore, il romanzo oggetto dell’articolo di oggi, a dispetto del titolo, non è affatto noioso.

La storia narra di Dino, quello che oggi potremmo definire un radical chic di buona famiglia che, annoiato da una vita sostanzialmente vuota, cerca di riempirla prima con la pittura e poi con la storia d’amore che intraprenderà con la seconda protagonista del romanzo, Cecilia. Di per sé, dunque, “La noia” sembrerebbe un romanzo d’amore come tanti altri e, infatti, così è. Cos’ha, dunque, di così particolare quest’opera da emergere prepotentemente dall’amalgama informe del genere rosa? Ovviamente i personaggi e la loro complessità psicologica.

Nel corso della narrazione, Dino farà la conoscenza anche di un pittore, tale Balestrieri, anch’egli perdutamente innamorato di Cecilia. Noterete che nel prosieguo della storia, i personaggi di Dino e Balestrieri inizieranno a confondersi, i loro tratti a sfumare e sembrerà, ma del resto anche Dino lo ammette sin da subito, che Balestrieri diventi l’alter ego di Dino per quanto riguarda i comportamenti e le azioni. Altro aspetto degno di nota riguardo al protagonista è il suo carattere maniacale e a tratti investigativo, che Moravia sostanzia benissimo nello scambio rapido e serrato di battute a mo’ di interrogatorio tra lui e Cecilia.

Parliamo ora di Cecilia. Cecilia è la figura totalizzante del romanzo. Lei è imprescindibile e ogni vicenda si articola solo ed esclusivamente in virtù della sua presenza. Nulla avverrebbe nella vita di Dino se non ci fosse Cecilia e questo tratto di dipendenza impregnerà per sempre l’esistenza di quell’uomo annoiato che tanto tenta di rifuggire la noia quanto di ricaderci per dimenticare l’amore.

Concludo provando a cimentarmi in un parallelismo forse inesistente, ma che mi è parso subito evidente tra “La noia” di Moravia e “Lolita” di Nabokov. Sarà per il tema, sarà per l’età dei personaggi, ma ho trovato questi due romanzi fortemente collegati nella tematica, seppur differenti nella morale. In effetti, Dino non è molto diverso da Humbert Humbert, protagonista di Lolita. Tuttavia, se dal romanzo di Nabokov si è tentati di giudicare profondamente le azioni di un pedofilo, nell’opera del nostro, questo aspetto di devianza sociale non traspare, anzi sembra quasi sommesso e a tratti giustificato dalla necessità di combattere la noia. In realtà, Dino non si giudica e non è giudicabile; egli non si pone questa questione morale praticamente mai e noi abbracciamo il suo punto di vista attraverso queste pagine, intendendolo come unico punto di vista possibile.  

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