LE CRONACHE DI NARNIA – L’ULTIMA BATTAGLIA di C. S. LEWIS

Con quest’ultimo articolo giungiamo alla conclusione della lunga e fantastica avventura nel mondo delle Cronache di Narnia. Oggi si parla del romanzo epilogo dal titolo “L’ultima battaglia”. La storia tende ad essere una sorta di trasposizione narniana delle vicende bibliche che spaziano dalla morte e resurrezione di Gesù, all’evangelizzazione dei popoli, per finire con i temi trattati nell’apocalisse di Giovanni.

Il romanzo ha inizio con un simpatico siparietto tra due personaggi che rivestiranno un ruolo molto importante nella vicenda, pur incarnando delle macchiette: lo scimmione e l’asino. È stranamente curiosa la scelta di questi due animali dal punto di vista simbolico. Da una parte abbiamo una scimmia, che viene descritta come molto vecchia e dalla pelle quasi incartapecorita, la cui caratteristica principale è la furbizia unita alla malignità. Questo ci riconduce ad una visione di questo animale come simbolo di grettezza umana; di coloro che, decidendo di guardare solo ai propri interessi e tiranneggiando sui più deboli, ritornano ad uno stato di bestia (in perfetta contraddizione alle teorie darwiniste). Dall’altra parte abbiamo, invece, un animale le cui caratteristiche principali sono la cocciutaggine e la stupidità. L’asino, infatti, viene soggiogato dall’astuzia dello scimmione, il quale lo costringe a vestirsi di una finta pelle di leone e di impersonare il celebre Aslan, che nel frattempo ha deciso di non farsi più vivo a Narnia da parecchio tempo. Il travestimento dell’asino non può che far tornare alla mente svariati episodi che hanno come protagonista l’inganno: il lupo cattivo delle fiabe che si traveste da pecora o il diavolo che si trasforma in serpente per tentare Eva. Altro personaggio degno di nota all’interno del racconto è sicuramente il re Tirian, che a differenza del precedente principe Caspian, è molto più intraprendente; se non altro ricalca un po’ lo stereotipo del re forte e coraggioso, che all’interno di questa saga manca quasi del tutto (re Peter escluso).

In quest’ultimo romanzo, che sancisce una definitiva conclusione del ciclo delle Cronache di Narnia, la penna di C.S. Lewis mi ha dato l’idea di essere un po’ stanca e di essere, soprattutto, invecchiata maluccio. Diventano quasi stucchevoli e mai troppo velati i riferimenti biblici che, se poco accennati potevano anche essere sopportabili, ora sono diventati il vero fil rouge del racconto. Si perdono interi capitoli a narrare di come i nani non credano più ad Aslan e di come ci avrebbero creduto se lo avessero visto (San Tommaso?); di come le altre creature di Narnia credano a falsi dèi e di come questo li porti a cadere nelle mani del nemico. Ecco, a tal proposito il nemico: non è che sia proprio così travolgente quest’ultima battaglia, almeno non tanto da guadagnarsi il titolo del libro. Inoltre, Lewis non risparmia anche riferimenti razziali e di genere ben poco edificanti. Vorrei, a tal proposito, soffermarmi su un episodio. Ad un certo punto accadrà che si parlerà dei quattro fratelli Pevensie. Tuttavia, su Susan, la figlia maggiore, si spenderanno dei giudizi davvero bigotti (e a tal proposito ha espresso il suo giudizio anche J.K. Rowling). Susan è stata, infatti, estromessa da Narnia perché impegnata, in quanto ragazza adolescente, a preoccuparsi solo dei vestiti, dei rossetti e delle feste. Mi dispiace, ma anche dando tutte le attenuanti del caso (si veda epoca storica), non riesco a digerire quelle parole che ho visto scritte per davvero! Basta a rovinare un’intera saga? Forse sì.

Tuttavia, in conclusione, dal punto di vista narrativo “L’ultima battaglia” fa un guizzo in avanti e ci porta con uno sprint a un epilogo inaspettato e davvero ben congeniato. La conclusione ci fa chiudere il libro forse con una piccola lacrimuccia per la fine di un’avventura e con tanti rimpianti per quella che poteva essere una saga molto più fantasy e meno evangelica.

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