LE CRONACHE DI NARNIA – LA SEDIA D’ARGENTO di C. S. LEWIS

“La sedia d’argento” è il penultimo libro della saga delle Cronache di Narnia. Sua caratteristica peculiare, rispetto agli altri romanzi, è l’ambientazione. Infatti, questa calca in maniera molto evidente e canonica i tratti di una canzone arturiana dalle tematiche lancillottiane. I personaggi all’interno del mondo di Narnia, d’altronde, riprendono proprio quello stereotipo. Diverso, invece, è il tono del racconto prima che i nostri due protagonisti, Eustachio e Jill, arrivino nel mondo magico. Andiamo per gradi.

Innanzitutto, i protagonisti non sono più i fratelli Pevensie ormai da tempo, e quindi per i fan della Narnia più conosciuta, Eustachio e Jill potrebbero non affascinare. Eppure, chi avesse letto “Il viaggio del veliero”, potrà ritrovare un personaggio, Eustachio, molto ben delineato nei tratti caratteriali e allo stesso tempo molto moderno. In effetti, Eustachio è forse il personaggio più riuscito in termini di profondità e di crescita. Ma questo è senz’altro più comprensibile se avete letto il romanzo precedente. Jill, invece, ahimè, è nuova nel mondo narniano e qui compare come un alter ego della vecchia Lucy, ricalcandone un po’ i tratti.

Prima di intraprendere il loro viaggio, i due protagonisti ci vengono introdotti mentre frequentano la cosiddetta Scuola Sperimentale. Lo scivolone di Lewis su questo punto, però, mi duole dirlo è evidente. Egli parla della Scuola Sperimentale con disapprovazione e ironia, dando per esempio la colpa della presenza dei bulli, allo stampo progressista della scuola e al fatto che sia promiscua. Sembra quasi, e Lewis non fa molto per smentirlo, che Sperimentale sia negativo, sia lontano dalla sua radicata cultura religiosa e quindi potenzialmente pericolosa per le giovani menti (infatti allo Sperimentale non si legge la Bibbia, che peccato!). Proprio su questa scia, vorrei agganciarmi al tema della cristianità di cui abbiamo già parlato anche nei precedenti articoli. In questo romanzo, più che in altri, questo tema viene riproposto più volte e con più forza. I riferimenti sono tanti e stereotipati nella classica lotta tra bene e male. Non a caso la Donna serpente e Aslan sono in contrapposizione e non a caso Aslan, che ha sempre incarnato la figura di Dio, lotta contro la Donna sottoforma di serpente, simbolo del diavolo. Inoltre, quando i nostri protagonisti raggiungeranno un tale posto, che non nomino per evitare spoiler, si ritroveranno a camminare in mezzo a figure quasi eteree, ma spente, che si trascinano avanti in attesa di risvegliarsi quando il mondo finirà; se questo non è il giorno del giudizio e l’apocalisse di Giovanni, non so proprio cosa lo sia.

Avviandomi alla conclusione, devo dire che “La sedia d’argento”, di cui tra l’altro mal comprendo il titolo, è un romanzo un po’ svogliato. Strizza l’occhio al ciclo arturiano per quanto riguarda la vicenda, preme tanto sulla tematica cristiana, ma non lascia veramente un segno. Sembra quasi un romanzo di raccordo, creando dei presupposti sicuramente interessanti, per quello che mi aspetto sarà il gran finale del ciclo narniano. Evidentemente, arrivati a questo punto non posso sconsigliarvelo perché vorrebbe dire perdere comunque un pezzo fondamentale per la comprensione totale delle Cronache di Narnia, ma il mio giudizio rimane incerto sulla riuscita di quest’opera.

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