I SOTTERRANEI di JACK KEROUAC

“I sotterranei” di Jack Kerouac sono persone. Inizialmente, leggendo il titolo credevo che Kerouac si riferisse a qualche luogo della sua San Francisco, ma in realtà, appare evidente sin dalle prime pagine che i sotterranei incarnano quel substrato di personalità eccentriche, hipster, perennemente ubriache che popolavano gli USA durante l’epoca della beat generation.

Nonostante, “Sulla strada” di Kerouac sia ritenuto il manifesto di questo movimento, la beat generation appunto, personalmente preferisco il romanzo di cui si parla oggi perché mi ha trasmesso con più forza il disagio e lo stile di vita sregolato che si viveva in quel tempo. Parto dicendo che “I sotterranei” è una storia d’amore. Il protagonista, Leo Percepied, è in sostanza lo stesso Kerouac innamorato di una giovane donna avvenente di nome Mardou. Quello che però accade durante la storia non ci interessa veramente. I fatti vengono mediati da impressioni, sensazioni, divagamenti che il protagonista fa durante le pagine e questo è sufficiente a tenere in piedi la trama. Questo anche in virtù del fatto che, durante le avventure di Leo e degli altri sotterranei, il leitmotiv è quello di trascinare la giornata (e la nottata) a vivere la vita, bere fino ad ubriacarsi, parlare di letteratura, “dormire” con le ragazze.

Seppur in un romanzo la trama sia fondamentale, non lo è così tanto nei romanzi di Kerouac in generale. “I sotterranei” non sono sicuro che vogliano insegnarci alcunché e questo lo si desume in maniera precisa dalla prosa dell’autore. Kerouac scrive come un flusso di coscienza, a tratti volutamente sgrammaticato, con una punteggiatura quasi inesistente: ma è la moderna prosa americana e lui ne è il fautore. Star dietro a tutti i discorsi stralunati e sconnessi che l’autore sciorina durante tutto il romanzo può a tratti diventare difficoltoso. Infatti, suggerisco massima attenzione durante la lettura di questo romanzo se non volete ritrovarvi a chiedervi a un certo punto di cosa si stia parlando da circa dieci pagine. Viene considerata una lettura giovanile dal momento che è rivolta ad un pubblico di ribellione, ma è tutt’altro che semplice e richiede estrema concentrazione. Il suo modo di scrivere, così peculiare e caratteristico, ha dato voce letteraria al movimento della beat generation e ha sconvolto culturalmente l’America degli anni del dopoguerra.

Cosa potrà lasciarvi, dunque, questo romanzo? Non lo so. Non so se Kerouac volesse davvero lasciare un messaggio tra le righe di questa storia. Sta di fatto che chiunque ami la libertà, che passi attraverso il mettersi in gioco per diventare ciò che si vuole essere o che sia solo ribellione verso lo status quo, troverà in Jack Kerouac un fratello maggiore.

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