IL CORVO di JAMES O’BARR

Oggi parlo di un classico del fumetto: “Il Corvo” di James O’Barr. Questo fumetto è stato reso celebre, oltre che dalla sua bellezza, soprattutto per il film ad esso ispirato, divenuto tristemente famoso per la morte sul set cinematografico dell’attore che interpretava proprio il protagonista Eric Draven. Brandon Lee, così si chiamava l’attore, figlio di Bruce Lee, venne infatti ucciso da un colpo di pistola che doveva essere caricata a salve e invece non lo era. Io personalmente non ho visto il film, ma ho letto solo l’opera originale e quindi solo di questa posso parlarvi, dovendo omettere parallelismi o confronti tra le due versioni.

Ciò che colpisce a prima vista il lettore è senza dubbio il tratto che James O’Barr ha utilizzato per rappresentare i personaggi e gli ambienti. È un tratto molto marcato, con un forte contrasto tra bianco e nero e un delineamento delle figure dei personaggi quasi grottesco. Gli ambienti sono molto cupi, e ci avvolgono in un contesto fortemente degradato, dove non si risparmiano colpi di pistola per qualunque motivo.

Altra caratteristica della struttura del fumetto, che lo rende peculiare, è la commistione di fumetto, poesia (primo su tutti Arthur Rimbaud) e testi di canzoni (The Cure). Inoltre, il tempo della narrazione viene ben scandito dalla scelta del tratto del disegno. Se è vero che prima ho detto che i disegni sono molto marcati e grotteschi, questi rappresentano solo la parte della narrazione calata nel presente. Quando Eric Draven ricorda la sua vita passata e felice il tratto di O’Barr diventa più morbido, tendente al disegno col carboncino e i personaggi acquisiscono lineamenti molto più gentili. Spunto interessante è il fatto che sul finale, quando Eric torna alla felicità dopo aver placato la sua sete di vendetta, il disegno, nonostante sia al presente, torna ad essere morbido e felice, quasi ad indicare un ritorno alla vita passata e serena con Shelly, la sua amata ormai perduta. 

L’opera è a tutti gli effetti cruda e drammatica e non lascia spazio alla pietà del Corvo. Egli, dopotutto, non ne ha verso i suoi aguzzini e la vendetta è il suo unico scopo. Eric Draven è, tuttavia, in grado di piangere di disperazione nel ricordo della sua Shelly e nel desiderio di ricongiungersi con lei a missione compiuta.

In definitiva, l’opera di O’Barr è caratteristica nei disegni, con un taglio stilistico rivolto al dark; è fortemente emozionante, densa e piena dell’emozione che l’autore voleva rendere e che lascia trasparire l’impronta autobiografica d’ispirazione: decisamente un must del fumetto. 

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