LE FARFALLE: EPISTOLE ENTOMOLOGICHE di GUIDO GOZZANO

L’articolo di oggi rappresenta per me una sorta di missione evangelica: quella di non far morire la poesia. E soprattutto la poesia italiana. Parafrasando il poeta Valerio Magrelli, la poesia è una minoranza rispetto alla musica, al pari degli indiani Cherokee nelle riserve, e allo stesso tempo viene sempre più estromessa dagli scaffali delle librerie di tutta Italia a discapito della narrativa o della saggistica. I recinti in cui è rinchiusa, invece di proteggerla e preservala, stanno facendo sì che ci si dimentichi di cosa sia il verso. Seppur il movimento poetico non sia morto, non gode oggi di troppa visibilità. Per questo motivo oggi mi occuperò di un’opera poetica di uno dei poeti italiani più scostanti, Guido Gozzano.

La raccolta di poesie (per la verità rimasta incompiuta) presa in considerazione è “Le farfalle: epistole entomologiche”. Poiché, però, sarebbe un discorso troppo lungo quello da affrontare, andando a toccare ogni singola poesia, vorrei stuzzicare la vostra curiosità scrivendo di una sola di questa raccolta che è forse anche la più famosa “Della testa di morto”.

Già il titolo di per sé è evocativo di mistero ed inquietudine. La cosiddetta testa di morto (il cui nome scientifico è Acherontia Atropos) è, in realtà, una farfalla che ai più ricorderà un film molto famoso: “Il silenzio degli innocenti”. Gozzano la identifica come la più tetra delle farfalle e ne ha ben donde dal momento che la poesia stessa è tetra ed evocativa della morte, sempre presente ed aleggiante.

Gozzano risulta molto preciso e meticoloso nella descrizione fisica del bruco prima e della farfalla poi, dimostrando un certo gusto scientifico anche nella descrizione della dissezione di un esemplare di Acherontia col fine di capire la provenienza del suo scuro lamento. E non solo in questo, ma lo fa anche quando ci descrive la maniera con la quale la cupa farfalla si procura il nettare dagli alveari, senza omettere però di descriverne la sua morte per mano delle api operaie che l’hanno scoperta, richiamando alla memoria le tombe tramite i bellissimi versi:

“All’alba solo, quando l’Acherontia

intorpidita e sazia tace e dorme,

l’operaie decretano la morte.

Depone ognuna sopra l’assopita

un granello di propoli, il cemento

resinoso che tolgono alle gemme.

E la nemica è rivestita in breve

d’una guaina e non ha più risveglio.

L’apicultore trova ad ogni autunno,

tra i favi, questi grandi mausolei.”

E così in tutto il componimento, facendo dell’Acherontia il simbolo completo e totalizzante della morte. Foriera di morte, presagio di malaugurio, figlia della notte, mortale essa stessa. Morte che è dipinta anche sul suo torace, come ben potrà rammentarvi la locandina del succitato film. Infatti, sempre dalla poesia, si evince come la Natura abbia deciso di destinare i colori e i fiori alle farfalle diurne, riservando il simbolo della Notte e della Morte all’Acherontia. A completare la sua perfetta aderenza con la morte, infine, il suo nome scientifico: Acherontia, da Acheronte, uno dei fiumi infernali; Atropos, il nome di una delle tre Moire e nello specifico colei cui spettava il compito di recidere il filo della vita.

Vi chiederete ora perché tutta questa spiegazione sulla farfalla e sulla sua poesia. Perché credo che questa, per quanto si discosti dalla poetica che possiamo definire classica di Gozzano, sia molto rappresentativa dello spirito del suo autore. Gozzano, infatti, viene inserito all’interno del movimento poetico dei crepuscolari e, al di là del tema di facile accostamento, trovo che sia crepuscolare anche la scelta dell’oggetto della poesia e soprattutto, ancor più, il modo così delicatamente evocativo e decadente di descrivere la morte e il suo continuo starci a fianco. Morte che, tra l’altro, ha sempre accompagnato il poeta lungo la sua breve vita (morì a 32 anni), poiché fu malato per lungo tempo di tubercolosi fino alla sua dipartita. Dunque per concludere, non so se consigliare un primo approccio a Gozzano tramite la lettura delle “Epistole entomologiche” (anche se io le ho trovate illuminanti per semplicità descrittiva e genialità del soggetto), giacché esistono componimenti molto più celebri e caratterizzanti (“L’amica di nonna Speranza” su tutti in assoluto), ma sicuramente le ritengo aderenti alla poetica di Gozzano offrendoci un suo lato un po’ differente.

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