RANOCCHIO SALVA TOKYO di HARUKI MURAKAMI

Oggi parlo di un racconto tratto da una raccolta, intitolata “Tutti i figli di Dio danzano”, del celeberrimo scrittore giapponese Haruki Murakami. Una doverosa premessa: la scelta di scrivere del solo racconto in questione, “Ranocchio salva Tokyo”, e non dell’intera serie di racconti, è dettata da una precisa scelta: mi sono imbattuto prima nel racconto del Ranocchio e solo successivamente nella raccolta di cui fa parte.

Alla sua seconda lettura, il racconto ha acquisito un sapore del tutto differente rispetto alla prima volta in quanto mi è parso si incastonasse alla perfezione nello scenario narrativo scelto da Murakami (che inizialmente mi era sconosciuto): il terremoto di Kobe del 1995. Infatti, i racconti contenuti in “Tutti i figli di Dio danzano” hanno come fil rouge il tema del terremoto e “Ranocchio salva Tokyo” non fa eccezione. Ultima nota editoriale: l’edizione in mio possesso è quella splendidamente illustrata da Lorenzo Ceccotti, in arte LRNZ, e a meno che non vogliate risparmiare qualche euro e leggere direttamente l’intera raccolta, vi invito a valutare l’edizione illustrata per godere di un tratto davvero particolare e del tutto aderente con lo stile del racconto. Detto questo iniziamo.

Il racconto ha come protagonista un classico salary man nipponico di nome Katagiri, che vive da solo in un piccolo appartamento a Tokyo e che si trova, suo malgrado, a fare la conoscenza di Ranocchio, una rana gigante che ha una missione per lui. Fine dei dettagli della trama.

L’aria di magico surrealismo che permea la quasi totalità delle opere di Murakami qui è ben presente e si respira a pieni polmoni sin dalle pagine iniziali. Questa tipologia di ambientazione è, infatti, una caratteristica ricorrente nella poetica di Murakami e qui viene espressa con forza dal personaggio di Ranocchio, che è per forza di cose surreale, ma allo stesso tempo ben ancorato alla realtà forse anche più dello stesso Katagiri. La contrapposizione tra i due personaggi, d’altronde, è netta per quanto riguarda caratteri ed azioni. Tuttavia, non possiamo fare a meno di notare una sorta di mescolanza delle due personalità, facendoci approdare ad uno stato di incertezza: chi è Ranocchio? Una proiezione della mente di Katagiri oppure è reale? Siamo in una Tokyo vera o fittizia? La città in cui si svolge la vicenda sembra una via di mezzo tra finzione e realtà. È sicuramente verissima per quanto riguarda l’ambiente: un paesaggio alienante, fatto di loculi dove dormire e mangiare in attesa di tornare al lavoro; quel po’ di malavita residua dalla yakuza giapponese; tantissima gente che affolla le strade. Eppure sembra così irreale quando veniamo a conoscenza di quello che risiede nelle sue viscere.

In conclusione, direi che il racconto ha sì come sfondo il terremoto, ma vorrebbe raccontare un altro tipo di scossa: quella che sfuma le linee di realtà e fantasia quando l’isolamento e l’alienazione ci costringono a fuggire dalla nostra vita.

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