L’ARTE DI COLLEZIONARE MOSCHE di FREDRIK SJÖBERG

Ascrivere il libro “L’arte di collezionare mosche” di Fredrik Sjöberg ad un genere letterario ben preciso sarebbe del tutto riduttivo nonché inutile. L’autore, va detto, si trova all’interno di quella vetrina poco illuminata di autori scandinavi capaci di esercitare su di me un’attrattiva irresistibile, forti del fascino esotico dei loro nomi vichinghi e del mistero di personalità poco note al pubblico italiano.

Dopo aver terminato di leggere il libro la prima domanda che mi è sorta è stata: ho letto un romanzo, una biografia, un’autobiografia o un saggio scientifico? La risposta più corretta sarebbe: tutto questo. Lo scrittore, entomologo e collezionista svedese, ci immerge, attraverso una scrittura mai noiosa, nel suo mondo così poco conosciuto e forse anche un po’ bistrattato: l’entomologia, ovvero la scienza che studia gli insetti (a grandi linee). E non si limita solo a questo. Egli è sicuramente uno, se non il maggiore, esperto di sirfidi del pianeta ed è in grado, capitolo dopo capitolo di farci provare affetto verso questa numerosa famiglia di artropodi, spiegandoci nel dettaglio come sono fatti e che tipo di vita conducono sull’isola nella quale abita lo stesso Sjöberg e dove colleziona e studia questi insetti. Il taglio scientifico c’è ed è presente, cosa inevitabile in quanto scienziato, ma non è né invadente né eccessivamente prolisso: vi ritroverete a voler ricercare le pillole di scienza all’interno del libro, che l’autore di certo non lesina.

Tuttavia, a mio parere, l’aspetto più caratteristico di quest’opera, che giustifica in toto la sua lettura, è la biografia avventurosa che Sjöberg traccia di René Edmond Malaise. Ma chi è costui? Malaise è stato uno studioso realmente esistito (1892-1978), inventore di una trappola per insetti che porta il suo nome e che ha reso possibile il progresso dell’entomologia. È stato un avventuriero, come si potrà venirne a conoscenza durante la lettura, ma è soprattutto Sjöberg stesso. Risulta così evidente, infatti, come l’autore si identifichi in certi tratti ed aspetti di Malaise e come scrivendo della sua vita, egli stia scrivendo inevitabilmente di se stesso. La grande intuizione di quest’opera sta proprio in questo: essere in grado di scrivere di qualcuno realmente esistito per scrivere di sé, senza il bisogno di inventare alter-ego o mondi fittizi.

Mi riprometto di leggere in futuro qualcos’altro di Sjöberg, per capire se questa sua modalità di scrittura sia un tratto peculiare delle sue opere o se rappresenta un evento singolo. Rimane senza dubbio il fatto che “L’arte di collezionare mosche” si attesta come una delle opere più uniche nel panorama moderno per la sua genialità narrativa (intervallare così sapientemente biografia e scienza!) e per la freschezza del linguaggio.

Nota sull’edizione: quella in mio possesso è edita da una casa editrice specializzata nella letteratura scandinava (Svezia, Norvegia, Finlandia, ma anche Islanda, Danimarca ed Estonia), il cui formato inizialmente mi ha indispettito per le sue misure particolari, ma che ho trovato, sfogliandolo, comodo e di buona qualità. Riassumendo, consiglio di leggere questo libro se vorrete conoscere Fredrik Sjöberg e l’inaspettato mondo dei sirfidi, godendo di una scrittura coinvolgente e che potrebbe, come ha fatto con me, spingervi a scoprire quel mondo ancora un po’ sommerso che è la letteratura scandinava: un primo approccio ideale.

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